Se anche Internet va in “crisi”…

Lo sviluppo esponenziale della rete Internet è un fenomeno ormai noto e inarrestabile. E una rete, nata per connettere inizialmente una decina di terminali, ha dovuto e deve inevitabilmente adattarsi per far fronte a questa crescita vertiginosa. Lo stesso discorso vale per la rete mobile italiana (ma non solo): dieci anni fa erano in pochissimi ad utilizzarla per navigare il Web dal proprio cellulare, oggi siamo circondati da dispositivi in grado di trasferire continuamente testo, immagini, musica, video…

Non sorprende quindi il fatto che negli ultimi giorni, con il pienone di Ferragosto, in molte località turistiche del Paese la connessione dati degli smartphone sia diventata inaccessibile (o quasi). A denunciarlo tanti turisti, improvvisamente privi di un servizio al quale siamo sempre più abituati da ritenererlo naturale e scontato.

19g393zyapf9zjpgSituazioni del genere sono giustificate dal fatto che i servizi offerti da Internet ai possessori di smartphone (e i dispositivi stessi) sono soggetti ad uno sviluppo continuo e rapidissimo, con una mole di dati trasferiti in ogni istante sempre in aumento. Nello stesso tempo, viene aggiornata e migliorata anche l’infrastruttura di rete che supporta queste connessioni, ma è facile immaginare che i modi e i tempi per lo sviluppo siano ben diversi, dovendo intervenire su sistemi dislocati su tutto il territorio nazionale e sui quali si può agire solo a patto di non interrompere la fornitura del servizio.

Sempre negli ultimi giorni, da varie parti del mondo sono giunti dei segnali d’allarme riguardo il funzionamento dell’intera rete Internet. Nelle prime due settimane di agosto sono stati abbastanza frequenti i fenomeni di “slow down”, ossia evidenti e improvvisi deterioramenti delle prestazioni della rete. Le cause di questi problemi non sono di natura tecnologica, come nel caso della rete mobile di cui sopra, ma vanno ricercate nell’architettura stessa di Internet.

Come probabilmente è noto, i dispositivi connessi ad Internet sono identificati all’interno della rete attraverso il cosiddetto l’indirizzo IP, dove IP sta per Internet Protocol, un semplice campo numerico memorizzato in binario (nella più diffusa versione 4 del protocollo, IPv4) su 32 bit, ma comunemente rappresentato con la notazione decimale a quattro campi del tipo “87.132.56.123”. Ogni Internet Service Provider, come ad esempio Telecom Italia, gestisce un intervallo di indirizzi da assegnare ai propri clienti, dopo averlo acquistato dall’ente ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers).

188un6o4q45acjpgChiaramente il numero di indirizzi IP disponibili è molto grande, ma comunque non infinito. Era più che sufficiente quando il protocollo IP è stato progettato, ma ormai non lo è più. Da anni era apparso evidente che presto non ci sarebbero più stati indirizzi per tutti e si è corsi ai ripari introducendo la versione 6 di IP, che prevede indirizzi a 48 bit, i quali risolverebbero in maniera abbastanza duratura il problema. Tuttavia la transizione da IPv4 a IPv6 sta avvenendo con estrema lentezza e la versione 4 del protocollo resta di gran lunga la più utilizzata. Proprio nelle ultime settimane ci si è avvicinati in maniera critica al limite di indirizzi gestibili con i 32 bit di IPv4 e molti dispositivi nell’infrastruttura di Internet hanno subìto importanti rallentamenti, essendo ottimizzati per gestire un numero inferiore di indirizzi diversi.

Mentre si lavora per evitare che questi inconvenienti si ripetano e per convincere soprattutto le grandi aziende ed organizzazioni a completare la transizione (costosa, in alcuni casi) a IPv6, e mentre leggete questo articolo, il numero di utenti di Internet e la quantità di traffico al suo interno continua ad aumentare. La IETF (Internet Engineers Task Force) sta lavorando per voi. Intanto, se volete, potete controllare il vostro indirizzo IP su questo sito.

Commenti chiusi.