Ricordo di Mons. Luigi Belloli

L’altro giorno mi è arrivata, inattesa, la richiesta di un mio contributo per ricordare, a distanza di tre anni esatti, la figura e l’opera di S. E. Mons. Luigi Belloli, Vescovo benemerito di Anagni e Alatri, fondatore e ispiratore della nostra Scuola cattolica di Anagni e dell’Associazione culturale degli ex alunni che proprio da lui prende il nome e tenta di raccoglierne e propagarne in maniera degna la grande eredità spirituale e culturale.

Mi è stato chiesto di scrivere di lui, quasi che la mia penna fosse degna di merito. Mi è stato chiesto e lo faccio volentieri, facendo ricorso alla solita pazienza dei miei tredici buoni e indulgenti lettori.

Parlare di Luigi Belloli è parlare di un Padre e Pastore del gregge affidatogli, è parlare di un uomo di cultura, di un formatore di generazioni, di un animo nobile e generoso, un uomo dallo sguardo che vedeva lontano, che sapeva costruire ponti, valicare le valli dell’orgoglio e dell’ambizione, costruttore umile, discreto e silenzioso, ma al tempo stesso tenace e volitivo del Regno di Dio su questa terra.

080402marco-b 128È parlare di un Pastore di anime: Sacerdote prima e Vescovo poi dotato di una grande affabilità nel tratto e di competenza in tutte le delicate missioni che gli venivano affidate. Era nato a Inveruno (Milano) il 25 luglio 1923 ed era stato ordinato sacerdote dal Beato Card. Alfredo Ildefonso Schuster, monaco e arcivescovo di Milano il 15 giugno del 1946. Di incarichi gravosi ne aveva avuti molti, sempre inerenti la formazione delle giovani schiere sacerdotali: rettore dell’Almo Collegio Borromeo (1961-69) e poi rettore del Pontificio Seminario Lombardo. Venne eletto alla Diocesi di Anagni-Alatri il 7 dicembre 1987 e venne consacrato Vescovo da S. Giovanni Paolo II il 6 gennaio seguente. Fu Vescovo di Anagni-Alatri fino al 1999, quando dovette ritirarsi per raggiunti limiti di età, divenendo da allora Vescovo emerito. Si era ritirato nella sua patria, nella sua casa natale, dove continuava a intessere relazioni cordiali e affettuose con tutti coloro che ebbero la grazia di averlo come Padre e maestro nel suo periodo anagnino, o che soltanto ebbero la grazia di incontrarlo in altri contesti. In occasione della sua scomparsa ebbi modo di definirlo come un “Vescovo gentile”, alludendo a quella nobiltà d’animo che fin da subito ce lo fece amare, sentire padre, modello, guida, maestro e ispiratore di scelte che di lì a poco per noi si sarebbero manifestate in maniera molto più esplicita e marcatamente controcorrente, lontana dalla linea comune. Per grazia di Dio ho avuto modo di intrattenere con Monsignore un lungo e articolato carteggio epistolare. Ricordo con riconoscenza e affetto il suo modo discreto e costante di seguire i nostri passi nella Scuola Cattolica, da lui fondata con il nostro Preside, il Prof. Ludovico Quattrocchi, istituzione voluta tenacemente, contro ogni difficoltà, per favorire la crescita umana, spirituale e culturale dei giovani della Diocesi di Anagni-Alatri e della Ciociaria in genere. Noi alunni ci sentivamo depositari di un grande messaggio da portare al mondo, nelle attività quotidiane, nel mondo universitario come in quello lavorativo, in ogni settore della società circostante, tutto da trasfigurare e accrescere in chiave cristiana prima e culturale poi per l’avvento del Regno di Dio e la formazione di una chiara ed esplicita coscienza cristiana che permeasse ogni scelta e ogni aspirazione. Non so ben dire quanto l’attuale gestione della scuola possa dire di rispondere adeguatamente a queste alte esigenze. Chi si allontana dal carisma originario fa poca strada; e se pure la fa non conduce certo dove voleva chi l’ha fondata …

Abbiamo potuto apprezzarne le doti di uomo di cultura e formatore di giovani generazioni in molteplici occasioni: dalla sua cura nel contribuire anche se lontano ai nostri organi di diffusione a mezzo stampa (sia sul giornale degli alunni della Scuola – degli alunni e non della scuola, scusate l’inciso! – “Athenaeum”, che abbiamo contribuito a fondare, e ne siamo onorati sinceramente, sia su quello degli alunni del Seminario Vescovile, “Il nostro giornale”, di cui mi fregio di esser stato redattore prima e direttore poi).

Come si fa a dimenticare la visita che ci fece in occasione della Dedicazione della Basilica Cattedrale di Anagni, restaurata proprio allora per interessamento e cura del Capitolo cattedrale nella persona del Can. Mons. Angelo Ricci, e della Sovrintendenza ai Beni culturali per il Lazio!

Come si fa a dimenticare quanto ci disse, quali esortazioni ci rivolse, quando venne a trovarci in quel memorabile incontro nell’Aula magna della nostra Scuola ad Anagni! Ci disse di essere apostoli di Cristo nel mondo, di non accontentarci di apprendere solamente cultura, ma di influenzarla seriamente con le scelte cristiane di ogni giorno. La vita cristiana che deve informare tutta l’esistenza dei credenti, influenzare le scelte dell’impegno politico e sociale. Non possiamo prescindere da Cristo se vogliamo costruire un mondo veramente giusto e una speranza di eternità per tutti. Coloro che ci incontrano devono poter vedere chiaramente a chi apparteniamo, chi seguiamo, chi ci guida e ci governa.

080402marco-b 130La notizia della sua scomparsa ci giunse inaspettata quella sera del 5 novembre 2011 proprio mentre noi ex alunni ci incontrammo per costituirci in Associazione culturale per salvaguardare e promuovere quei fini per i quali Mons. Belloli aveva fondato la nostra Scuola per rifondare la nostra vita. Subito sorse spontanea la necessità, in quel momento, di una più grande appartenenza, di un legame più saldo e lampante. Venne da sé che decidemmo unanimemente di intitolare la nostra Associazione alla figura di Monsignore.

Quante peripezie negli ultimi tempi, proprio per il cambio ai vertici di questa amata e sofferta istituzione! Per la salvaguardia della nostra identità ci attendono scelte coraggiose. E le faremo!

La nostra preghiera sincera e commossa è un suffragio. L’incontro con Monsignore è stato un’esperienza che ci ha cambiato la vita. La nostra Associazione, al di là di ogni ostacolo o titubanza, è l’erede spirituale del suo messaggio, che non cadrà in un vuoto dimenticatoio.

Ci veglia dall’alto della Cattedrale. La sua ultima volontà: essere tumulato nella Cattedrale di Anagni, accanto a un altro milanese, il Vescovo Antonio Seneca, che nel 1608 aveva fondato il nostro Seminario Vescovile. Lo diceva bene Don Giuseppe Capone riguardo alla sepoltura del Vescovo di Alatri, il beneamato Mons. Edoardo Facchini: “L’avello sorge ove si è consumata la battaglia!”.

È questa un’altra eloquentissima testimonianza del suo attaccamento alla nostra terra e alla nostra gente. Un legame che non si spezza fra il Padre e i figli, fra i maestri e i discepoli.

Noi siamo figli suoi! Tali ci sentiamo e ne siamo orgogliosi, benedicendo la sua memoria.

Il nostro saluto a Sua Eccellenza è un arrivederci. Un abbraccio fraterno nella comunione dei santi. La nostra preghiera sia suffragio per la sua anima benedetta e la sua sia per noi intercessione e sprone. E gli diciamo con Marziale: Sit tibi terra levis! In attesa della risurrezione dei giusti.

Potete leggere l’articolo che Mons. Belloli scrisse per il numero di “Athenaeum” di Ottobre 2008 qui.

Commenti chiusi.