Privacy: UE vs. Google (ma non solo)

La semplicità con cui le attuali tecnologie consentono di condividere contenuti (tra cui informazioni personali) su Internet ha aperto da alcuni anni la discussione sul problema della privacy in rete. Se meno di 20 anni fa la questione poteva essere probabilmente ristretta alla riservatezza della posta elettronica, oggi il numero dei servizi che “minacciano” la privacy degli utenti è elevatissimo: social networks, acquisti on-line, servizi di archiviazione di foto e documenti, …

Ultimamente l’attenzione si è spostata in modo particolare su Google, che attraverso il motore di ricerca, Gmail, Drive (il servizio di archiviazione di files on-line), YouTube, il social Google+ e tante altre applicazioni vede transitare nei propri centri di calcolo quantità enormi di dati degli utenti. Non è un mistero ormai che tutte le informazioni sulle ricerche effettuate (nella maggior parte dei casi dati apparentemente non così rilevanti) vengono raccolti da Google per offrire in seguito annunci pubblicitari “ad hoc”. Il valore di questi dati cresce in maniera esponenziale se si considera che Google “potrebbe” incrociarli con le informazioni raccolte tramite gli altri suoi servizi (ad es. YouTube). Il timore di molti è che questi dati vengano anche venduti da Google a terzi.

Anche l’UE sta portando avanti delle iniziative per mettere dei paletti nella gestione e, in particolare, commercializzazione dei dati raccolti da Google (e relativi concorrenti). Proprio la scorsa settimana è stata ufficializzata la nomina dell’italiano Giovanni Buttarelli come “European data protection supervisor”. Buttarelli, magistrato ordinario dal 1986, ha dichiarato in una intervista che “la riforma della privacy dev’essere assolutamente approvata entro il prossimo anno, in modo definitivo: è la mia priorità delle priorità. Applicheremo queste leggi nel mondo a chiunque offrirà beni e servizi a individui in Europa, o li profilerà. […] I dati sono il petrolio del futuro, il sangue vitale dei processi decisionali, ma possono essere anche un’arma nucleare.”

Agli utenti intanto non resta che recuperare forse un pò di sana diffidenza verso i fornitori di servizi on-line: in fin dei conti, la maggior parte delle informazioni “riservate” che inviamo in Internet parte dalla nostra tastiera e non ci viene sottratta magicamente. E se proprio non possiamo fare a meno di condividere alcuni dati, può essere di consolazione il punto di vista di Scott McNealy, co-fondatore della Sun Microsystems:

“You have zero privacy anyway. Get over it.”
“Non hai alcuna privacy in ogni caso. Non farne un problema.”

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