E la bestia aprì la sua bocca …

Il turpiloquio, fra tolleranza e malcostume

L’occasione per la scrittura di questo articolo, che non è altro se non una modesta riflessione, mi è stata fornita da uno dei miei tanti viaggi sui mezzi pubblici della capitale. Una ragazza, in piedi accanto al mio sedile, stava con i suoi amici ed amiche: scherzavano e parlavano animatamente. Non ho potuto far a meno di notare che il suo intercalare era caratterizzato da espressioni a dir poco colorite se non a tratti licenziose. In molti ragazzi è “normale” (se così si può dire) esprimersi in questa maniera. Ma la mia attenzione si è concentrata su altro. Diciamolo francamente: il turpiloquio è brutto, certo, ma alcune parole in bocca a una ragazza fanno particolare effetto.

Una brevissima precisazione lessicale

Le parole disdicevoli (turpiloquio) sono espressioni che denotano “il parlare con un linguaggio osceno, triviale, sboccato, o comunque contrario alla decenza” (Dizionario Treccani).

dizionario-italiano-640Chi si esprime in questo modo risulta maleducato, irrispettoso delle persone che lo circondano, che propone oscenità, trivialità, indecenza. Non si può mai accettare il cedimento di fronte a questo modo di comportarsi; come pure non si può giustificare in nessuna maniera. Infatti, se anche una persona fosse cresciuta in un ambiente dove questo linguaggio fosse qualificante, pur tuttavia ognuno è chiamato a crescere, trascendere se stesso, migliorarsi. Quante volte non si ha la buona volontà di migliorarsi, uscendo fuori dal gregge (“educandosi”, da e-ducere). Quante volte tanti si sentono meglio accettati in un contesto medio-basso lasciandosi portare giù e … degenerare nei bruti.

Il giudizio morale sul turpiloquio non può che essere grave. Ognuno è chiamato a diventare migliore, non a diventare sempre peggio, sempre più ignorante, sempre più volgare. Verrebbe meno il senso stesso del vivere civile e della comune vocazione alla crescita in umanità.

Fin qui riguardo al turpiloquio.

Cosa verrebbe fuori se ci mettessimo ad analizzare puntualmente un altra sorella del turpiloquio, ossia la bestemmia?

È fuori dubbio che molti che praticano questa non sono lontani dall’inclinazione a cedere pure alla seconda, anche se non è sempre evidentemente coglibile la conseguenza logica. Mi spiego meglio: quelli che sono abituati a parlare tanto, e parlare male, facilmente potranno scivolare in cose più gravi della semplice parolaccia. Mentre nel primo caso (il turpiloquio) si scade in espressioni volgari che sono gravi per la lesione della propria dignità, nel secondo caso (quello della bestemmia) a essere leso è non solo l’onore di chi la dice, ma soprattutto la dignità dell’Offeso, che non lo merita di certo. Cosa non meno grave da segnalare è che la bestemmia è un peccato mortale contrario ai comandamenti di Dio. Ma il discorso va ben oltre. Se fosse confinato (cosa legittima) alla sola sfera religiosa sarebbe troppo poco! Con la bestemmia si calpesta pure la dignità dell’offensore, si trascina nel fango la parola e si riporta l’uomo … nella caverna. Abbiamo fatto tanto per uscirne fuori e quelli poi che si credono tanto emancipati, alla conta dei fatti, risultano più cavernicoli di altri.

La bestemmia poi è offesa gratuita e deliberata, soprattutto alla maestà di Dio e in secondo luogo offesa gratuita e deliberata della propria umanità.

Una domanda: possibile che una ragazza per sentirsi alla pari di altri debba necessariamente ricorrere ad espressioni poco consone alla grazia e alla gentilezza che una fanciulla dovrebbe avere? In cosa ci sta trasformando questa società buonista, tollerante e spregiudicata? Siamo sicuri che l’educazione che si riceve in casa, a scuola, nei gruppi sociali … aiuti la persona a uscire fuori della caverna?

La bestia aprì la sua bocca … “aprì la bocca per proferire bestemmie contro Dio, per bestemmiare il suo nome e la sua dimora, contro tutti quelli che abitano in cielo” (Ap 13,6).

La bestemmia e il turpiloquio sono espressioni che sono proprie dell’inquilino del piano di sotto, indegne dei figli di Dio, indegne di una persona umana. Per questo sono convinto che sia oltremodo lesiva della dignità e della vocazione umanizzante di tutti i figli di Adamo.

Riflettere su queste cose non è tempo perso, ma caratterizzazione di sé e affermazione del principio superiore della crescita e della trascendenza, verso Dio e verso l’uomo. Se non ci scandalizziamo più di queste cose è perché siamo ormai anestetizzati e abituati a tutti, se non passivi fruitori della vita, che non lasciamo segno perché pigri e accidiosi. Il peccato di omissione poi si manifesta continuamente. Non diciamo niente per non essere vilipesi, tolleriamo tutto dentro di noi e poi ci lamentiamo che le cose vanno male.

Il mondo va male perché noi andiamo male.

Se il microcosmo è indegno, come sarà il macrocosmo?

“Coloro che dicono che il mondo andrà sempre così come è andato finora contribuiscono a far sì che l’oggetto della loro predizione si avveri. […] Agisci in modo che ogni tuo atto sia degno di diventare un ricordo, […] affinché la massima della tua volontà possa sempre valere in ogni tempo come principio di legislazione universale” (I. Kant).

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