Emergenza educativa? Educare all’umanità

L’ignoranza è foriera di ogni male, fosse questo di natura morale, fisica, intellettuale o spirituale.

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La vita di ogni giorno ci dimostra che chi non conosce il bene è più propenso a compiere il male rispetto a chi lo conosce. La mia proposizione ovviamente non può essere presa in maniera assoluta, in quanto molti di coloro che conoscono qual è la retta via tuttavia si perdono per strada; ma in linea di massima si può dire che conoscere la luce attrae verso di essa, come pure conoscere il male te ne fa discostare perché ti accorgi che è qualcosa che non porta al tuo bene, alla tua realizzazione o semplicemente ti porta danno.

Ogni società umana che si rispetti (e che voglia rispecchiare al meglio la sua appartenenza alla umanità e alla nobiltà delle cose) dovrebbe farsi carico dell'”istruzione degli ignoranti” non soltanto a livello scolastico ma anche con lo stile di vita, con il modello societario che si propone, con la vita ordinata che si cerca di far condurre ai propri cittadini, con il rispetto reciproco, fra le varie istituzioni, fra queste e i cittadini e dei cittadini fra loro.

La vita di ogni giorno ci dimostra che il popolo lasciato a se stesso, in balìa della propria ignoranza o delle proprie errate convinzioni, sfocia in soluzioni che tutto hanno tranne la bontà del fine, l’onestà dei mezzi e soprattutto la tensione naturale al bene comune. Pensare al bene comune significa doperarsi per fare in modo che tutti coloro che si allontanano dalla realizzazione di questo bene vengano limitati, mentre tutti coloro che agiscono per la realizzazione di questo vengano premiati. Per quanto riguarda la responsabilità della società nella vita del singolo bisogna dire che i falsi modelli influenzano in maniera fuorviante la vita del popolo. Ma è vero anche che quando il singolo si allontana dalla sua dignità di uomo e di cittadino è lui stesso che si fa portatore di un male che per lui è mancanza di diritto e di giustizia, di piena realizzazione.

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In campo educativo quindi bisogna pensare che le diverse e complementari istituzioni (religiose, civili, eccetera) si facciano carico di quello che è il loro dovere: proporre al cittadino dei modelli buoni e condivisibili, che lo portino a vivere sempre più in maniera buona e onesta la propria giornata terrena. La bontà e l’onestà che derivano da questi atteggiamenti sono un’imprescindibile aiuto per la piena realizzazione della persona come essere sociale relazionale. L’uomo che si scopre parte integrante della società (cui è chiamato a servire con tutti i mezzi che possiede per un fine superiore) si realizza nel suo agire in senso civico, improntando i suoi rapporti sul rispetto reciproco e sulla salvaguardia della dignità del prossimo. Il prossimo lo si rispetta se prima ancora ognuno è capace di rispettare la sua propria dignità (per amare il prossimo “come se stesso”). Il macrocosmo migliora se il microcosmo è buono. Ma chi è che deve e può formare la retta coscienza del singolo? Le istituzioni (non solo laiche). Come si accresce l’onestà delle istituzioni? Con l’onestà dei cittadini. Vedete quindi quanto siano interconnesse le due facce della stessa medaglia. Da qui (ma non solo) si evince la necessità da parte dello stato di formare dei bravi e onesti cittadini; come pure la necessità da parte della Chiesa di generare dal sacro fonte cristiani retti e fermi che sappiano essere il lievito di una società altrimenti decadente.

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Siamo su questa terra per migliorarla con la nostra opera, ma anche per migliorare noi stessi fino al raggiungimento di un’umanità più degna, redenta perché assunta da Chi sa bene qual è il nostro fine!
“Istruire gli ignoranti” …

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